Mercoledì, 31 Marzo 2010 alle 19:00 - Luigi Chinese

Quanto costa sviluppare un social network?

Quanto costa sviluppare un social network? E quanto tempo richiede?

Nell’ultimo anno questa domanda è stata posta alla nostra web agency una decina di volte! Praticamente, non passa mese senza che ci contattino per la stessa domanda. E di tutte queste richieste, alla fine, solo una community (www.angeliperviaggiatori.com) ha veramente visto la luce.

Perché?

La mia tesi è che, la maggior parte delle volte, manca un’idea che differenzi il social network proposto dagli altri già esistenti; e manca un modello di business che risponda alla domanda più importante: dove si guadagna? Se è così, indipendentemente dal costo, il social non vedrà la luce!

D'altra parte, è vero che se il social parte con le carte in regola dal punto di vista dell’idea e del modello di business non è certo detto che decolli. Ma quello che vorrei mettere qui in evidenza è la differenza tra quello che tutti i social network hanno e quello che, invece, manca a tutte le idee di social mai nate.

L’idea

Quando si parla di social network, ci si riferisce ad un set minimo di funzionalità ormai consolidate: un profilo in cui inserire i propri dati più o meno estesi, un luogo in cui pubblicare dei post, la possibilità che ogni utente abbia degli amici e, di conseguenza, che ognuno possa visualizzare le attività che compiono i propri amici (nuovi post, nuove foto, nuovi album, nuovi amici, nuovi commenti ecc), commentarle (a volte anche in modo sintetico, votandole) e condividerle.

Ma questo insieme generico di funzioni descrive solo l'infrastruttura di base di un social network, quasi implicite nell'idea stessa di social, senza dire ancora nulla della natura dello stesso.

Per dare vita ad un social network è necessario ancora rispondere alla domanda sull’idea del social, il motivo per cui la gente dovrebbe iscriversi. In base all’idea, infatti, il social trova la sua ragion d’essere, il modo di comunicarla e perfino il modo di sviluppare in modo peculiare le funzioni che ospita.

Mi spiego meglio! www.angeliperviaggiatori.com (una travel community commissionataci qualche mese fa) si regge sull’idea di fondo che esistono persone disposte ad aiutare gratuitamente i turisti che visitano la propria città … per Twitter, l’idea di fondo è comunicare con micro messaggi a tutti i propri followers … per Linked-in, l’idea di fondo è quella di razionalizzare, valorizzare ed estendere la propria rete di contatti lavorativi …

Come si vede, in tutti questi casi siamo in presenza di social network, ma ogni volta con un’idea diversa che condiziona significativamente il software a supporto; così che perfino la funzione più comune (gli amici) cambia in ognuna a seconda dell’idea:

in Twitter gli amici si chiamano Followers e possono solo leggere i piccoli post; in Linked-in gli amici si chiamano Connessioni e possono chiedere anche di essere presentati ad amici di amici; in Angeli per Viaggiatori si diventa amici solo se si ha un dialogo comune, una conversazione …

Così, la prima domanda trova una immediata declinazione:

  • Il social network che si intende realizzare, quale bisogno soddisfa?
  • Perché gli utenti dovrebbero iscriversi al social network?
  • E cosa dovrebbero fare tra loro, come dovrebbero interagire? perché? Trovando quale vantaggio?

Il modello dei ricavi

Ma anche quando a tutte queste domande si sarà data una risposta, sarà necessario soddisfare una seconda condizione di partenza: il modello dei ricavi! Anche qui si può declinare la domanda:

  • Cosa vende il social e a chi?
  • Quanto è vasta la platea dei potenziali acquirenti dei suoi servizi?
  • Tra quanto tempo sarà possibile ottenere i primi ricavi ed a quali condizioni? Quando avremo una massa critica sufficiente per cominciare a vendere?

Mi è capitato di ascoltare idee di social network molto interessanti (anche se a volte ancora poco mature). Ma anche l’idea più interessante, da sola, non basta se non è accompagnata da risposte credibili alle domande sulla provenienza dei ricavi.

Casi di successo

Mi pare che questa tesi sia abbastanza sostenibile.

Sul primo punto (la necessità di avere un’idea forte e caratterizzante) mi pare che le community citate sopra valgano bene come esempi: per  tutte, l’idea c’è, è chiara, riconoscibile e tanto bene connessa con un'esigenza reale da giustificare la nascita della community.

Per le stesse, c’è anche la risposta alla seconda domanda: da dove vengono i ricavi? I modelli sono i più diversi:

E dunque, quanto investire?

Quanto sono costati i social newtork che oggi sono alla base di Multinazionali? E come valutare il costo se non in relazione ai benefici, cioè di nuovo in funzione dei possibili ricavi?

In questi termini, la domanda diventa: "quanto vale la pena investire per guadagnare (con qualche probabilità inferiore al 100%) una determinata somma?

Queste considerazioni vengono prima della domanda sul costo di un social network! Prima! Perchè, se anche le funzioni desiderate sono ben dettagliate ed il preventivo puntualmente definisce il costo di sviluppo del nuovo sistema, se non si ha un termine di paragone, come si farà a dire che, per esempio, 20.000 o 50.000 o 100.000 euro sono un costo alto o basso?

Se non si può confrontare il costo con un'idea di ricavo, come è possibile scegliere? Se anche realizzare un social network costasse solo 1.000 euro ma il ricavo atteso fosse pari a zero, che senso avrebbe avviare i lavori?

Come si vede, dunque, il punto non è tanto e non subito "quanto costa" ma "quanto si spera di guadagnare". Se, invece, si inverte l'ordine delle domande, la risposta coglierà sistematicamente di sorpresa e sentiremo sempre la stessa reazione: "così tanto??"

Hai un’idea 2.0? Impara dai casi di successo!

Scopri come realizzare il tuo social network imparando da case history di successo.

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