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Come incrementare il fatturato del tuo e-commerce?

Quando si parla di commercio elettronico, le variabili che condizionano il fatturato sono molteplici. Fortunatamente, molte sono misurabili. Questa è forse una delle differenze più rilevanti tra il commercio elettronico e quello offline.

Una delle rappresentazioni più valide e semplici a riguardo è stata elaborata dal Politecnico di Milano (Osservatorio e-Commerce) e presentata in più occasioni in convegni pubblici. Eccola in figura.

Spieghiamo in maniera semplice i singoli elementi della figura, le misure rilevabili online e le azioni che è possibile intraprendere per vendere di più.

(dedicato agli imprenditori, loro consiglieri e IT manager alle prese con lo store aziendale).

Opportunità e-commerce: vediamola da un altro punto di vista: il tuo che investi!

Un progetto di commercio elettronico richiede budget, attenzione da parte tua e dei tuoi più stretti collaboratori sia durante la fase di progettazione iniziale che al collaudo finale, e impone lavoro organizzativo e di gestione dalla messa online in poi.

Perché farlo? Solo perché le statistiche dicono che il mercato va? Solo perché il commerciale dell’ennesima web agency viene a spiegarci come fare il nostro lavoro (che magari è avviato da decenni)? Serve ben altro per fare impresa e stare sul mercato ….

Concordo in pieno! Ecco perché, secondo me, vanno presi in considerazione altri motivi legati alla tua azienda e all’impatto che l’e-commerce genera.

Perché dovresti investire in un e-commerce per la tua azienda?

Perché dovresti investire nella realizzazione di un negozio di commercio elettronico per la tua azienda? Non bastano i canali di distribuzione e vendita che hai già attivati? E se poi l’investimento non porta i frutti sperati?

Proviamo a rispondere dal punto di vista dell’impresa che deve investire in un nuovo progetto di commercio elettronico ed abbandoniamo (per sempre, vorrei dire) l’ottica di chi, quel negozio, lo vuole vendere (le agenzie web).

Bee.it: come nasce un progetto innovativo?

Come spiegare un servizio innovativo come il car-sharing (condivisione dell’auto) in una città come Napoli? Come raccontare l’innovazione di servizio a partire da un contesto di scetticismo e resistenza al cambiamento? Su cosa puntare tra tutti i vantaggi proposti dall’azienda?

Come ideare il tuo nuovo social network?

Negli ultimi giorni ho parlato con 3 potenziali clienti intenzionati a realizzare altrettanti social network. Settori e ambiti diversi di cui non dirò nulla per ovvi motivi di riservatezza, ma in tutti e 3 i casi le analogie sono talmente tante che mi sono trovato a ridire a tutti le stesse cose … fa un po’ strano assistere per 3 volte alla stessa riunione …

Per questo, mi sono deciso a sistematizzare quelle cose, perché mi sono parse indicazioni ogni volta utili per i miei interlocutori (almeno a giudicare dalla gratitudine dimostrata).

Cosa dire dalla homepage del tuo sito?

A distanza di 12 anni dal testo di web usability di Jakob Nielsen (pietra miliare nel campo), è ancora necessario ribadire l’ovvio, che la homepage del sito deve rispondere a 2 semplici domande: 1) Chi sei? 2) Che fai?

IKEA, invece, ha questo concetto ben chiaro, e non solo quando comunica via web, ma anche quando vai in negozio. Quanto sarà grande, secondo voi, il cartello che affigge sull’edificio di uno dei suoi negozi?

Come gestire la propria campagna di Social Marketing – dalla teoria alla pratica [Case History]

Non molto tempo fa abbiamo condotto una breve ricerca sull’approccio al social marketing da parte di alcuni grandi nomi del mondo del lavoro interinale. Ovviamente si tratta di una ricerca fatta osservando i contenuti pubblici dei siti e degli account social di tali aziende. Non abbiamo mai intervistato i loro marketing manager nè gli IT manager (anche se ci piacerebbe farlo).

Sono emersi comportamenti condivisibili dal punto di vista del web marketing. Ma anche scelte che, a nostro avviso, rappresentano veri e propri errori di web marketing. Le aziende analizzate sono Manpower, Randstad, Gi Group, Adecco. Condividiamo qui le nostre riflessioni.

Una nuova formula di e-commerce: il temporary shop

Ogni decisione di un essere umano è conseguenza di uno stato emozionale. E ciò è ancor più valido se la decisione riguarda l’acquisto di un prodotto.

“Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni…”

Con queste parole, Oscar Wilde esprime la perfetta sintesi del comportamento tipico del consumatore medio. La componente emotiva dell’esperienza di acquisto tende sempre più spesso a rimpiazzare la logica del “bisogno – acquisto – beneficio”, per lungo tempo perno centrale delle strategie di marketing tradizionale.

Secondo la teoria del marketing emozionale o esperienziale (formulata dal professore della Columbia University Bernd. H. Schmitt), il segreto sta nell’anticipare i desideri del cliente (in alcuni casi dettandoli) e soddisfarli, ma sopratutto fare in modo che l’intensa esperienza sensoriale consolidi il legame tra cliente e azienda.

Nel web questa teoria si è tradotta nella nascita dei Web temporary shop (o “negozi a tempo”), che uniscono le potenzialità dell’e-commerce con l’ultima tendenza marketing di proporre prodotti e offerte a tempo limitato. Ovviamente, parte del fascino deriva proprio dall’esperienza emozionale del cliente, oltre che da un appropriato sistema di promozione dell’evento.

E-commerce: la necessità di un corretto approccio

L’ecommerce è uno strumento efficace per le aziende: è una convinzione unanime che trova sempre maggiore sostegno in diversi studi di settore. Una recente ricerca Epson Micro-Business rivela che su un campione composto da 1.250 imprenditori, il 94% dichiara di sfruttare le potenzialità del Web per la propria attività, mentre l’89% di effettuare i propri acquisti online.

Eppure, nonostante la sostanziale crescita dell’e-commerce, in Italia ancora troppe imprese difettano di conoscenze e adeguate strategie.

Sempre più spesso ci arrivano richieste di imprenditori che, per sconfiggere la crisi, vorrebbero realizzare un sito di ecommerce, nella speranza che il solo fatto di “mettere online” gli articoli assicuri la vendita … ma ovviamente non è così che funziona.

Un ecommerce ha né più né meno lo stesso funzionamento di un negozio fronte strada: le vendite non sono assicurate per il solo fatto di esserci. È necessario seguire il negozio, promuoverlo, gestirlo, così come per qualsiasi attività commerciale: lo sviluppo dell’ ecommerce, se preso con troppa leggerezza, sia per l’aumento dei costi aggiuntivi non remunerativi, sia per un maggior impegno nella conquista e mantenimento della clientela, rischia di erodere il profitto di impresa anziché accrescerlo.